Approfondimento sui vitigni autoctoni
Quando si è trattato di scegliere quali vitigni impiantare nelle nostre vigne, non abbiamo avuto dubbi. Abbiamo optato per quelli autoctoni.
Crediamo fortemente nell'intrinseco valore aggiunto che questi vitigni e questa scelta portano con sè. Il Nero di Troia, base per i nostri rossi, è un vitigno destinato ad una grande affermazione anche internazionale, poichè è per natura predisposto a generare uve capaci di esprimersi in grandi vini. In questi ultimi anni è al centro dell'attenzione dei ricercatori, non solo nel campo vitivinicolo. E lo stesso si può dire del Bombino Bianco, il vitigno da sempre principe di San Severo e della sua DOC.
Nel moderno mondo globalizzato, crediamo che un'azienda di qualità debba non solo produrre buoni vini, ma anche sapersi distinguere, promuovendo il proprio territorio, e facendolo conoscere a maggior ragione attraverso l'unicità delle proprie produzioni autoctone.
E' questa la nostra filosofia: valorizzare le qualità del nostro territorio.
Vi proponiamo di seguito, dunque, alcune informazioni per conoscere meglio i vitigni principali della nostra area.
Territorialità
Il Nero di Troia (anche noto come Uva di Troia) è uno dei tre vitigni principali di Puglia, assieme al Primitivo (diffuso nell’area tarantina) e al Negramaro (presente nel Salento). Territorialmente è identificato con la Daunia, ma viene coltivato fin giù nella parte settentrionale della provincia di Bari. Con una definizione molto significativa a riguardo, amiamo descriverlo come il vitigno che cresce nelle terre di Federico, fra Castel del Monte (Andria, BA) e Castelfiorentino (Torremaggiore, FG).
Origini storiche
Le sue origini storiche (come pure la sua coltivazione nell’area) sono antichissime, ma non chiarite, a causa della scarsità di informazioni in merito. Alcune tradizioni lo danno come originario della Daunia stessa, dell’Albania o della Spagna, ma la tradizione probabilmente più corretta dal punto di vista storico (e che trova conferme negli studi ampelografici) è quella che lo fa essere introdotto in Puglia dall’Asia Minore. Secondo la leggenda fu il mitico eroe greco Diomede, che di ritorno dalla guerra di Troia, lo trapiantò sulle rive dell’Ofanto durante la sua grande opera civilizzatrice.
Caratteristiche
Sotto l’aspetto enologico il Nero di Troia è caratterizzato da un colore vivace ed intenso, un bouquet elegante e fresco con tipici sentori di viola, frutti quali amarene, mora e gelso nero e spezie, un palato fresco ma soprattutto ricco di polifenoli e di tannini. L’elevato rapporto buccia-polpa e la carnosità del dell’acino consentono una vendemmia più tardiva, quindi una maturazione più completa e per conseguenza la produzione di vini dal colore più intenso con tannini molto morbidi.
Territorialità
Il Bombino Bianco è assieme al Nero di Troia, il vitigno più rappresentativo della Daunia, ma per quanto riguarda San Severo è assolutamente il principe indiscusso. E’ stato per molti secoli il vitigno più coltivato nell’agro sanseverese, ed infatti intorno ad esso è stata costruita la DOC. Pur tuttavia in misura minore è presente, seppur con nomi diversi, anche in altre zone d’Italia, tra Abruzzo, Lazio e Romagna.
Origini storiche
Non sono note le origini storiche di questo vitigno, ma esistono due teorie molto affascinanti che lo riguardano: una lo vede introdotto nella Daunia dai Cavalieri Templari di ritorno dalle crociate, l’altra invece portato dalla Spagna. Il suo nome potrebbe infatti derivare dallo spagnolo “bonvino”, che si pronuncia come in italiano (la v diventa b) e starebbe a significare “buon vino”. Alternativamente, il nome bombino potrebbe derivare dall’italiano “bambino”, in quanto il grappolo tende a somigliare ad un bambino che allarga le braccia.
Caratteristiche
Sotto l’aspetto enologico il Bombino Bianco si fa apprezzare molto per le note minerali e soprattutto le sensazioni floreali e di anice che riesce a esprimere. Gli acini si caratterizzano per avere la buccia spessa ed una alta acidità, che consente una grande versatilità di tipologie. Può infatti essere proposto secco, a vendemmia tardiva e addirittura come spumante metodo classico (tipologia quest’ultima che ha raggiunto l’eccellenza massima in Italia grazie alla perizia di produttori accorti).